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Nuove terapie intensive anti-LDL: i casi siRNA e l’inibitore di PCSK9

In prevenzione secondaria e primaria nelle persone ad alto rischio di eventi cardiovascolari è decisivo il ruolo del controllo intensivo della colesterolemia: due nuovi farmaci sono ora al centro dell’interesse della comunità scientifica. Si esplora l’efficacia del trattamento sulla variabilità dei livelli di LDL in relazione al rischio.

Uno studio osservazionale di popolazione1 pubblicato sull’European Heart Journal segnalava la variabilità nel tempo dei livelli di colesterolo come un fattore di rischio cardiovascolare diretto e indipendente. In particolare, a seguito di un follow-up mediano di 8,3 anni, le persone con le maggiori fluttuazioni dei livelli di colesterolo presentano, rispetto al quartile più basso, un aumento del 26% del rischio di mortalità totale, dell’8% del rischio di infarto miocardico e dell’11% del rischio di ictus, rispetto a chi mantiene livelli più stabili nel tempo, a parità di valori medi di colesterolo. Se ne è riparlato di recente a Milano durante il convegno “Harmony of Silencing“, dedicato alla gestione della ipercolesterolemia, alla luce delle Linee Guida ACC/AHA/Multisociety (2,3).

Lo studio VictORION –Difference
Le fluttuazioni lipidiche hanno un impatto diretto e indipendente sulla progressione del processo aterosclerotico, poiché sono correlate a fenomeni come l’aumento dell’ossidazione lipidica all’interno delle placche, l’incremento del loro volume e l’attivazione di meccanismi infiammatori”, commenta Stefano Carugo, Direttore della Cardiologia della Fondazione IRCCS Cà Granda Policlinico di Milano e Presidente della FinSIC (Fondazione della Società Italiana di Cardiologia). A questo riguardo, i dati dello studio VictORION –Difference (4) mostrano come l’85% dei pazienti ad alto o molto alto rischio CV trattati con inclisiran più terapia ipolipemizzante ottimizzata (LLT) raggiunga i livelli raccomandati di LDL entro 3 mesi, con benefici significativi già dopo un mese e una riduzione media del 59% del colesterolo LDL dopo un anno di trattamento. Si è notato inoltre un mantenimento costante nel tempo dei livelli raccomandati di LDL, in linea peraltro con le nuove Linee Guida americane ACC/AHA/Multisociety 2026, pubblicate lo scorso marzo. Tali linee guida raccomandano, per la maggior parte dei pazienti in prevenzione secondaria ad altissimo rischio, un obiettivo di LDL-C inferiore a 55 mg/d. Inclisiran si avvale della tecnologia dell’RNA interferente (siRNA) e viene somministrato da un operatore sanitario tramite iniezione sottocutanea..

Lo studio VESALIUS-CV
In prevenzione primaria si registrano invece le conclusioni dello studio VESALIUS-CV effettuato su una coorte di più di 12mila pazienti (età mediana 66 anni) a rischio elevato o molto elevato (5). L’indagine pubblicata quest’anno sul New England Journal of Medicine ha visto tra gli autori Gaetano De Ferrari, Ordinario di Cardiologia presso il Dipartimento di Scienze Mediche – Università di Torino e Direttore della Cardiologia presso A.O.U. Citta della Salute e della Scienza a Torino. L’indagine ha mostrato come l’impiego di evolocumab, anticorpo monoclonale inibitore di PCSK9, somministrato ogni due settimane permetta di ottenere una riduzione pari al 36% del rischio di incorrere in un primo infarto miocardico rispetto al gruppo di controllo. Un risultato, emerso dopo un follow-up mediano di 4,6 anni, che ha destato l’interesse degli specialisti nel corso del 57° congresso dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), svoltosi a inizio maggio. “La novità – ha commentato Claudio Bilato, Vicepresidente di ANMCO, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’Azienda ULSS8 berica e Direttore di Cardiologia degli Ospedali Ovest Vicentino – è che possiamo intervenire in una fase in cui il paziente non ha ancora avuto eventi, ma è già esposto a un rischio elevato. Nello studio VESALIUS-CV, l’impiego di evolocumab ha consentito di ridurre efficacemente il colesterolo LDL di oltre il 50%, raggiungendo livelli intorno ai 45 mg/dL”.

 

 

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