I PROGETTI DELLA RETE CARDIOLOGICA

STRATEGIE INTEGRATE PER LO STUDIO DEI DETERMINANTI CELLULARI E GENOMICI DELLA PLACCA ATEROMASICA

 

Con il Progetto Placca, – principal investigator Gualtiero Colombo, Responsabile dell’Unità di ricerca Immunologia e genomica funzionale del Centro Cardiologico Monzino, – Rete Cardiologica si è proposta di contribuire a colmare diversi deficit di conoscenza sulla malattia aterosclerotica, alla ricerca di biomarcatori affidabili. Per questo, lo studio è stato articolato in diversi ambiti di ricerca (Work Package). Il progetto è partito da studi di fisiopatologia della placca aterosclerotica, soprattutto carotidea per la disponibilità dei campioni, per arrivare ai correlati clinici della placca stessa, in particolare l’infarto miocardico acuto, le sindromi coronariche o gli stroke.

Le diverse Unità di Ricerca coinvolte hanno tutte raggiunto gli obiettivi specifici di progetto e hanno già pubblicato numerosi articoli scientifici. Per ciascuno degli IRCCS partecipanti al progetto (dieci in tutto), inoltre, è stato possibile incrementare lo scambio di informazioni tra ricercatori e medici all’interno di Rete Cardiologica e di dare il via a importanti collaborazioni. Questi risultati sono stati ottenuti nonostante i periodi di emergenza da COVID-19, che hanno procurato il rallentamento di tutte le attività scientifiche e amministrative.

Il minimo comune denominatore di tutta questa attività di studio, ai diversi livelli fisiopatologici, molecolari e di analisi della lesione clinica, era la ricerca di determinanti dello sviluppo o dell’evoluzione della placca aterosclerotica. La ricaduta pratica è che tali determinanti possono rappresentare dei biomarcatori più specifici di quelli di cui disponiamo al momento.

Per fare un esempio, la troponina è il biomarcatore dell’infarto per eccellenza, ma in verità il suo aumento nel sangue è solo il segnale che delle cellule sono andate in necrosi e hanno rilasciato questo marcatore nel torrente circolatorio; così, nella diagnostica dell’infarto, il livello di troponina può indirizzare il clinico verso una diagnosi di infarto severo. Ma la troponina non è specifica per l’infarto, essa aumenta anche nello scompenso cardiaco, per esempio, o nelle miocarditi.

Il Progetto Placca è quindi andato alla ricerca di determinanti fisiopatologici importanti, dosabili preferibilmente nel sangue (e quindi facili da rilevare con un semplice prelievo ematico), che, a fronte delle necessarie verifiche, possono assumere il ruolo di veri e propri biomarcatori patognomonici, cioè specifici per la malattia aterosclerotica o addirittura con caratteristiche protettive.

 

GLI SVILUPPI FUTURI

Dal punto di vista dell’applicazione pratica, il passo successivo è verificare se qualcuno di questi marcatori, che sono risultati legati alla genesi della malattia, possa aiutare il medico a predire con maggior accuratezza, in un determinato paziente, il rischio che questi sviluppi un evento avverso cardiovascolare o che la sua patologia evolva. Questi stessi biomarcatori, negli auspici dei ricercatori, potranno integrare le scale di valutazione del rischio attuali, come quelle del Progetto Cuore o del Framingham, aggiungendosi ai fattori di rischio tradizionali, come il fumo di sigaretta, il genere, l’età e così via, che sono comuni a diverse patologie, e rendendo così la valutazione per ogni singolo paziente molto più specifica e sensibile.

Il Progetto Placca, così com’è stato finanziato, ha dunque raggiunto gran parte dei suoi obiettivi, grazie alla collaborazione tra dieci IRCCS afferenti alla Rete Cardiologica. Lo studio ha anche prodotto numerose pubblicazioni scientifiche. SI tratta quindi di un importante contributo scientifico alla comprensione dei meccanismi che stanno dietro allo sviluppo e all’evoluzione della malattia aterosclerotica.

Vai a una selezione di lavori pubblicati nell’ambito del Progetto

 

GLI EFFETTI POSITIVI DELLA RICERCA “FATTA IN RETE”

La prima implicazione positiva del Progetto Placca, in quanto progetto di Rete, consiste nel fatto che ha reso possibile (e più facile) passaggi di conoscenze e di esperienze da un Centro all’altro.

Un’altra implicazione immediata e importantissima è la messa in comune di casistiche differenti, realizzando numeri che per un singolo Centro non sarebbe possibile raggiungere. Quando la Rete con le sue infrastrutture, – come la Biobanca Diffusa, – sarà a regime, diventerà per esempio possibile mettere insieme le placche carotidee distribuite nelle biobanche dei vari Centri, ragionando così su qualche migliaio di placche invece che su qualche diecina, e rendendo possibile studi di tipo genetico che altrimenti non avrebbero la minima potenza statistica.

Un terzo “effetto collaterale” desiderato è quello di imparare a lavorare insieme, a riconoscere e a valorizzare al meglio le competenze dell’uno e dell’altro Centro, con il risultato di potenziare il processo ideativo che sta alla base di ogni ricerca e di abbreviare i percorsi per raggiungere l’obiettivo.

Il Progetto Placca si è dunque chiuso con successo, creando le condizioni, le basi razionali e scientifiche perché si possa aprire una nuova linea di ricerca sull’affidabilità clinica di biomarcatori specifici per la malattia aterosclerotica. Nello stesso tempo, il Progetto ha consentito, per la prima volta, a un pull di ricercatori di dieci diversi IRCCS di lavorare insieme e di affinare metodologie di collaborazione, ottenendo numeri molto più rilevanti di quelli alla portata dei singoli Centri.

 


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