Che cosa sono le biobanche
Il termine “biobanca” è stato utilizzato per la prima volta nel 1996. Da allora, le biobanche sono diventate sempre più necessarie allo svolgimento di progetti di ricerca in ambito biomedico.
Nel corso degli anni, il concetto di biobanca ha subito una rapida evoluzione. Dalla iniziale versione di Biobanca 1.0 con il solo obiettivo di conservare un elevato numero di campioni biologici e dati associati, si è passati alla versione Biobanca 2.0 dove la qualità del campione e del dato raccolto assume un ruolo predominante rispetto alla numerosità.
Attualmente siamo nell’era della Biobanca 3.0 una infrastruttura a supporto della ricerca caratterizzata da tre aspetti fondamentali: sociale (coinvolgimento attivo del Partecipante), operativo (standardizzazione delle procedure operative e controllo di qualità dei campioni), finanziario (sostenibilità a lungo termine della biobanca).
I campioni biologici (sangue e derivati, urine, feci, saliva, tessuti, DNA/RNA, proteine…) ed i dati associati, vengono conferiti volontariamente alla biobanca dai Partecipanti che, dopo sottoscrizione del consenso informato, autorizzano la loro conservazione ed il successivo utilizzo da parte dei ricercatori.
A che cosa servono le biobanche
Le biobanche sono diventate una infrastruttura essenziale per Istituti e Centri di Ricerca. Nel 2009 il Time, in concomitanza con la creazione della biobanca nazionale statunitense del National Cancer Institute, inseriva le biobanche tra le dieci idee che avrebbero rivoluzionato il mondo moderno. Lo stesso articolo affermava che le biobanche potevano essere considerate come un “conto corrente” di materiale organico in cui depositare i propri campioni biologici per ricevere in cambio benefici medici nel prossimo futuro.
Oggi le biobanche nascono con l’obiettivo di raccogliere campioni e informazioni biochimiche/cliniche/anamnestiche ad essi associate di alta qualità, consentendo la riproducibilità del dato scientifico e arricchendo il suo valore.
È noto, infatti, che più del 50% dei dati pubblicati in studi medico/scientifici, siano difficilmente riproducibili a causa della scarsa qualità dei campioni e dati, determinando un allungamento dei tempi ed un aumento dei costi per lo sviluppo di cure e terapie.
Come funzionano le biobanche: il biobancaggio
La raccolta del materiale biologico e dei dati associati, la loro conservazione e il loro impiego sono subordinati alla sottoscrizione del Consenso Informato, attraverso il quale il Partecipante dichiara di aver compreso l’obiettivo del biobancaggio e acconsente a conferire e conservare in biobanca i propri campioni biologici per scopi di ricerca. Le biobanche sono un bene pubblico, patrimonio per le generazioni presenti e future, e richiedono la partecipazione attiva di tutte le parti interessate in ogni fase dello sviluppo.
Ottenuto il consenso del Partecipante, si procede alla raccolta del campione biologico (ad es un prelievo di sangue), che viene immediatamente inviato alla bianca per la sua gestione. Il campione viene identificato e in seguito processato secondo procedure operative standardizzate. La processazione consiste nell’insieme di passaggi che consentono la trasformazione del campione prelevato in un suo derivato (ad es. dal sangue è possibile ottenere plasma o siero). Il campione derivato viene in seguito aliquotato, ovvero suddiviso in volumi più piccoli. Una volta ottenute le aliquote, le stesse sono conservate in ultracongelatori (-80°C) o in contenitori con vapori di azoto. Per gestire i campioni in entrata ed uscita dalla biobanca (tracciabilità) le aliquote vengono registrate in un software di gestione dedicato alla biobanca.
Obiettivo ultimo della biobanca è la distribuzione delle aliquote ai ricercatori che, sulla base di un progetto di ricerca approvato da un comitato etico, li utilizzano per scopi scientifici.

Flusso di lavoro delle biobanche.
→ Approfondisci:La Biobanca Diffusa della Rete Cardiologica BBDCARDIO
RIFERIMENTI
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