Lo Studio FATE
Scompenso e anziani, primi risultati dello studio FATE
Dati preziosi per i pazienti affetti da scompenso cardiaco, centrati sulla popolazione italiana. “Anziani e grandi anziani costituiscono una popolazione che dobbiamo conoscere sempre meglio. I pazienti scompensati da noi caratterizzati nello studio FATE hanno un’età media di 80 anni, con una grande rappresentatività di donne. E’ una popolazione peculiare normalmente non considerata negli studi scientifici ma ad alto rischio di mortalità. In questi pazienti un BMI alto è indice di una prognosi migliore. Un altro dato importante emerso è che la capacità funzionale in questa popolazione risulta un indice prognostico cruciale”, spiega Gaia Cattadori, UO Cardiologia Riabilitativa ad alta intensità di cure, H San Giuseppe IRCCS Multimedica, Milano, durante la presentazione dello studio FATE (FAiling hearT in the Elderly).
Si tratta di un lavoro osservazionale multicentrico prospettico su pazienti di età ≥ 65 anni ospedalizzati per scompenso cardiaco acuto. Coordinato da IRCCS Multimedica con il supporto degli Istituti Clinici Scientifici Maugeri (Montescano, dott.ssa Maria Teresa La Rovere), lo studio ha visto la partecipazione dell’Ospedale Maggiore Policlinico (Milano), del Centro Cardiologico Monzino, dell’Istituto Auxologico Italiano, dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova e dell’Istituto Clinico Humanitas.
Scopo: predisporre una raccolta di dati clinici e strumentali di pazienti al momento del ricovero per scompenso cardiaco acuto e dopo 6, 12 e 18 mesi.
Gli end-point erano di prognosi (ospedalizzazioni e/o morte) nel follow up con valutazione del potere prognostico delle caratteristiche raccolte. In totale sono stati arruolati 371 pazienti.
Età e sesso
“L’età media dei malati reclutati nello studio FATE è di 80 anni con dati di follow up fino a 18 mesi”, continua Cattadori. “Da sottolineare che, rispetto ai trial clinici internazionali, la nostra popolazione è più anziana con un’altissima percentuale di donne (43%), mentre negli studi scientifici la presenza femminile è di solito molto più bassa. Si conferma poi un’elevata presenza di comorbilità in questa popolazione di anziani”.
Capacità funzionale
Nella popolazione dello studio FATE si osserva una riduzione della capacità funzionale generale, soprattutto nei pazienti con normale funzione del ventricolo sinistro. “La metà dei pazienti arruolati non era in grado di eseguire un test del cammino a causa di una grave riduzione della capacità funzionale. Costituiva il 49% dei nostri malati e sono i più anziani, prevalentemente donne. E’ risultato che riuscire a camminare anche per pochi metri è un predittore importante per la prognosi, in misura maggiore rispetto ad altre variabili quali per esempio la stessa età anagrafica. Il dato è davvero impressivo: i pazienti anziani in grado di camminare hanno quattro volte la probabilità di sopravvivere al “follow up”.
Peso corporeo
“Un altro dato interessante fa riferimento all’obesity paradox, concetto molto caro a chi si occupa di pazienti con scompenso cardiaco, per cui l’obesità e il sovrappeso sembrano essere fattori protettivi per la prognosi. Nello studio Fate i pazienti che riuscivano a fare almeno un metro di cammino e con miglior prognosi al follow up avevano un Body mass index significativamente più alto rispetto a chi non riusciva a camminare”.
Farmaci
Quattro classi di farmaci sono i pilastri che cambiano la prognosi nei malati con scompenso cardiaco. Nello studio FATE si conferma l’inadeguata assunzione di tutti i quattro farmaci salva-vita anche nella popolazione di pazienti anziani, mentre i diuretici sono molto più presenti nello schema terapeutico (85% dei pazienti).