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Un nuovo biomarker per predire danni cerebrali dopo infarto

Secondo uno studio presentato all’ESC Acute CardioVascular Care 2026 tenutosi il 21 marzo 2026 a Lisbona, introdurre la misurazione routinaria precoce della NfL (Neurofilament light chain) dopo un arresto cardiaco potrebbe aiutare a identificare i pazienti ad alto rischio di danno cerebrale, migliorare le decisioni su esami e riabilitazione, e permettere ai medici di informare meglio i pazienti e le loro famiglie.

A seguito di un arresto cardiaco, il cervello è particolarmente esposto al rischio di lesioni: ma non è facile prevedere quali pazienti subiranno un danno cerebrale. La neuron-specific enolase (NSE) oggi impiegata come indicatore di danno cerebrale non è considerato totalmente affidabile perché può aumentare anche in assenza di lesione neurologica. Lo studio ha quindi esplorato le possibilità di utilizzare un altro marcatore, la Neurofilament light chain (Nfl), per prevedere il deterioramento cognitivo a lungo termine dopo un arresto cardiaco extraospedaliero.

I ricercatori hanno analizzato campioni di sangue di pazienti provenienti dal trial BOX (Blood Pressure and Oxygenation Targets after Cardiac Arrest), nel quale i partecipanti erano stati rianimati da un arresto cardiaco e si trovavano in coma al momento del ricovero. I livelli di NfL e NSE sono stati misurati 48 ore dopo l’arresto cardiaco, e la funzione cognitiva è stata valutata mesi dopo mediante il Montreal Cognitive Assessment (MoCA).

I risultati principali

  • I livelli elevati di neurofilament light chain (NfL) a 48 ore erano inversamente correlati con il punteggio MoCA: più alto il livello di NfL, peggiore la funzione cognitiva a lungo termine.
  • Al contrario, i livelli di NSE a 48 ore non mostravano alcuna associazione con la funzione cognitiva al follow-up.

Alla presentazione dei risultati, il dottor Meyer, medico e ricercatore presso il Rigshospitalet – Copenhagen University Hospital, Danimarca ha affermato: «I livelli della catena leggera del neurofilamento misurati nelle prime ore successive all’arresto cardiaco, mentre i pazienti erano ancora ricoverati in ospedale, erano correlati alla funzione cognitiva a lungo termine. Questa associazione con la funzione cognitiva non è stata osservata con il test dell’enolasi neurospecifica. L’introduzione della misurazione di routine precoce della catena leggera del neurofilamento potrebbe potenzialmente aiutare a identificare i pazienti ad alto rischio, contribuendo a ottimizzare il processo decisionale relativo ad altri esami e scansioni, a migliorare l’orientamento della riabilitazione e a consentire ai medici di informare meglio i pazienti e le loro famiglie sulle aspettative per il futuro».

Gli autori sottolineano però che sono ancora necessarie ulteriori validazioni e standardizzazioni del test NfL prima di un’adozione diffusa.

Riferimenti

  1. Daniels LB. Breast arterial calcification: a trigger for dual pathways of prevention. European Heart Journal (2026) 00, 1–3 https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehag055