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CHIRURGIA VALVOLARE E QUALITÀ DELLA VITA: LO STUDIO OUTSTANDING ITALY

Dal I°Annual Meeting della Rete Cardiologica, Roma, 28 settembre 2022.

In Italia, in Europa e in tutti i paesi industrializzati, il numero di pazienti (specie anziani) affetti da patologie valvolari, soprattutto aortiche che necessiti di un trattamento è in continuo aumento. Ciò pone già ora alla Sanità pubblica l’annoso problema di garantire cure adeguate a tutti i cittadini, soprattutto quelli più fragili, pur in un contesto di risorse limitate.

Nella cura delle patologie valvolari aortiche, le opzioni terapeutiche si riducono a due: l’intervento chirurgico tradizionale in sternotomia o in mini-sterno o toracotomia, con utilizzo di protesi meccaniche, biologiche o suturless, e TAVI. Sono stati condotti numerosi studi comparativi tra chirurgia tradizionale e TAVI, che però non sono esenti da possibili bias (uno di questi è che la maggior parte degli studi sono fortemente finanziati dalle aziende) e il concetto di outcome vi si identifica quasi sempre soltanto con la sopravvivenza del paziente.

Al contrario manca, negli studi fin qui condotti, il concetto di “Health-Related Quality of Life” (HR-QoL), un dato di fondamentale importanza specie nel grande anziano, la cui semplice sopravvivenza dipende quasi sempre in gran parte dalla presenza assidua dei care-givers e, quindi, costituisce un peso gravissimo per il paziente, per la famiglia e per la società. Ecco perché, per una valutazione affidabile dell’efficacia delle cure in questa popolazione così delicata, il concetto di sopravvivenza dev’essere affiancato al ben più ampio concetto di qualità di vita. D’altro canto, il problema di cost-effectivenes è altrettanto importante, proprio per un’allocazione equa, solidale e soprattutto efficace delle risorse disponibili.

Da qui, il razionale lo studio OUTSTANDING ITALY (OUTcomes evaluation of current therapeutic STrategies for severe Aortic valve steNosis and the ageING population in ITALY), che la Rete Cardiologica ha attivato, – nell’ambito del Working Group sulle patologie valvolari e aortiche, – con l’obiettivo di:

  • costituire un Registro italiano prospettico, controllato e multicentrico della stenosi valvolare aortica nell’anziano (età ≥ 65 anni), che, secondo le linee guida attuali, riceverebbe una bioprotesi valvolare in caso di indicazione a sostituzione valvolare aortica;
  • valutare l’outcome in termini di qualità della vita delle attuali strategie terapeutiche per il trattamento della stenosi severa della valvola aortica nella popolazione anziana in Italia, confrontando gli outcome della chirurgia tradizionale e della TAVI in termini di qualità della vita.

Ne ha parlato, al Meeting di Roma, il Dottor Marco Ranucci, Responsabile dell’Unità di Anestesia e terapia intensiva cardiovascolare dell’IRCCS Policlinico San Donato e principal investigator dello studio.

Lo studio mostra come sia la procedura di chirurgia tradizionale sia la TAVI consentano, in condizioni “normali”, un miglioramento della componente fisica e della componente mentale/psicologica. Al contrario, in condizioni “anomale”, come durante la pandemia da COVID-19, la qualità della vita, almeno nella sfera neuropsicologica, peggiora in modo significativo.

 


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