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Attivate le piattaforme della Rete Cardiologica: missione compiuta ma non conclusa

E’ giunto a un primo importante traguardo il progetto “Strategie integrate per lo studio dei determinanti delle malattie cardiovascolari e per l’identificazione di biomarcatori delle stesse” che ha visto la partecipazione di tutti gli IRCCS della Rete cardiologica italiana, presieduta da Lorenzo Menicanti del Policlinico San Donato, Direttore dell’area chirurgica cuore-adulto all’IRCCS Policlinico San Donato. Un progetto, iniziato nel 2019 e concluso a dicembre 2024, che ha consentito di raggiungere gli obiettivi strutturali e scientifici previsti aprendo la strada a nuove attività di ricerca e prospettive implementabili in clinica e per la prevenzione. Ciò è stato reso possibile grazie al contributo di circa 2 milioni e 230mila  euro erogati dal Ministero della salute. 

Obiettivi centrati sulla popolazione italiana

“L’obiettivo principale – spiega Paola Muti, direttore scientifico di IRCCS Multimedica, principal investigator del progetto – era quello di realizzare studi osservazionali destinati a identificare strategie e fattori prognostici e predittivi degli outcomes CV attraverso la raccolta sistematica di dati clinici e biologici. Estremamente interessante, al riguardo, la possibilità di supportare gli studi attraverso la costruzione di piattaforme altamente specializzate, cioè la piattaforma dati e la biobanca di network. Gli investigatori, nella fase di definizione del disegno di studio e nella realizzazione, sono stati molto attenti nell’evitare bias ed errori sistematici che avrebbero potuto alterare la qualità dei dati. Nel contempo, la partecipazione di tutti gli IRCCS italiani ha permesso l’estensione dei risultati a pazienti con caratteristiche estremamente eterogenee, ben rappresentative dei pazienti italiani”.

Le piattaforme realizzate

La piattaforma dati, realizzata dal Consorzio di Bioingegneria e Informatica Medica (CBIM) di Pavia e dal direttore tecnico Andrea Stoppini, permette ora raccolta, gestione e condivisione dei dati consentendo agli IRCCS di integrarsi grazie alla standardizzazione delle procedure. Uno strumento fondamentale considerando le difficoltà oggettive del lavoro in network e integrato dal 2022-23 con altre piattaforme esterne. 

Da sottolineare anche un altro importante risultato: la creazione della biobanca diffusa della Rete cardiologica grazie all’impegno dei gruppi di Amalia De Curtis (Neuromed) e di Rosanna Cardani (Policlinico San Donato) con il coordinamento di Benedetta Donati (Neuromed). 

La biobanca BBDCardio 

“Si è trattato di mettere insieme, in un sistema hub e spoke, il network delle banche. Non era facile immaginarsi un sistema integrato, all’insegna della interoperabilità e altamente standardizzato per la raccolta, processazione e stoccaggio dei campioni biologici  che costituiscono un’importantissima piattaforma per studi futuri, osservazionali di tipo diagnostico o prognostico, ipotizzando anche la base per nuovi clinical trials. La Rete è stata in grado di acquisire, risolvendo alcune criticità, un software dedicato per gestire in sicurezza la tracciabilità dei campioni e raccogliere i dati relativi in maniera uniforme (Easytrack2D). Anche in questo caso il target del progetto è stato ampiamente raggiunto con grandi potenzialità future”.  Infine, un altro aspetto importante del progetto è l’estrema cura riservata alla protezione dei dati.  “E’ necessario, infatti, dare priorità alla public health ma sempre in accordo con gli adempimenti previsti dalle normative sulla privacy”, sottolinea Muti. 

Il lavoro non è ancora concluso

Per gli studi è importante pensare a un’ulteriore estensione delle raccolte dati, ad esempio per lo studio FATE, coordinato da Gaia Cattadori, UO Cardiologia Riabilitativa ad alta intensità di cure, H San Giuseppe IRCCS Multimedica, Milano: i dati sono interessanti e nuovi. Dall’altra parte, è importante continuare a valutare gli effetti dei diversi biomarcatori della coorte del Centro Cardiologico Monzino: sul lungo termine si vedono le differenze per poterle spiegare. “Non mi sentirei di dire oggi che questi studi sono conclusi. E’ conclusa la prima fase, ora dobbiamo pensare a un’estensione delle dimensioni del campioni e dei tempi del follow-up”, continua la direttrice. 

“L’altra questione riguarda il futuro delle piattaforme. Dobbiamo capire come gli studi utilizzeranno e integreranno le piattaforme Banca dati e Biobanca diffusa. Aldi là degli aspetti riguardanti la privacy, su cui si è intensamente lavorato, restano da definire i criteri di utilizzazione della banca: diverse progettualità potrebbero essere sottomesse ad analisi e valutazione di chi conduce nuovi studi. Quali sono i dati che devono essere utilizzati in maniera equa e scientifica? Quali sono le priorità d’uso, ad esempio, dei campioni che sono stati raccolti? Queste domande sottolineano la grandissima rilevanza dell’uso delle piattaforme, con una valutazione precisa per fare in modo che le banche restino attive e utili per tutti i ricercatori della Rete. Importante pensare anche alla formazione o al training nell’uso dei dati e dei campioni biologici preservati nelle banche considerando, nel tempo, le innovazioni che possono arrivare dalla scienza della conservazione dei campioni biologici”, conclude Paola Muti. 

I registri e le piattaforme della Rete sono un grande patrimonio da proteggere, implementare e fare evolvere nel tempo.  

 

Fonte: Rete Cardiologica, 28 maggio 2025. “Strategie integrate per lo studio dei determinanti delle malattie cardiovascolari e per l’identificazione di biomarcatori delle stesse”.


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