PER AUMENTARE GLI ANNI IN SALUTE, PREVENIRE È MEGLIO CHE CURARE

Il miglioramento delle condizioni sociali e i progressi della Medicina stanno aumentando sempre più la speranza di vita alla nascita, ovvero l’aspettativa di vita, che nel 2018 sfiorava gli 81 anni per gli uomini ed era superiore agli 85 anni per le donne. Questi anni di vita in più, però, non trascorrono sempre in buona salute: mediamente, viviamo circa 20 anni in condizioni di salute precarie o, peggio, di disabilità. La presenza di malattie cronico-degenerative e il dolore fisico che spesso le accompagna condizionano notevolmente le normali attività quotidiane degli anziani, comportando una progressiva riduzione nell’autonomia. Per le donne, in particolare, la maggiore longevità si associa spesso a una grave riduzione dell’autonomia personale.

Quello che gli statistici chiamano “carico di malattia”, però, può essere alleggerito. Ovvero, molte malattie, per esempio quelle del cuore e dei vasi, possono essere evitate, almeno in parte, o quanto meno può essere rallentata la loro progressione. Come? Modificando comportamenti e abitudini scorrette. Consumo di tabacco, errate abitudini alimentari, insufficiente attività fisica, consumo eccessivo di alcol, insieme ad alcune caratteristiche ambientali e/o del contesto sociale, economico e culturale sono da considerarsi fattori di rischio modificabili, alcuni da parte delle persone stesse, altri dai sistemi sociali. Evidenze scientifiche dimostrano che a questi fattori si può ricondurre il 60% del carico di malattia in Europa e in Italia.

L’insieme delle attività che mirano a modificare i comportamenti, le abitudini e le condizioni che aumentano il rischio per la salute, prima che questi siano riusciti a farci ammalare, si chiama prevenzione primaria; prevenzione primaria cardiovascolare, se quelle che stiamo cercando di evitare sono le malattie del cuore e dei vasi.

Prevenire è meglio che curare? Sì, perché la prevenzione primaria consente di intervenire sulla cattive abitudini, correggere e ridurre i fattori di rischio per cuore e vasi, permettendo di diminuire il numero di persone che possono ammalarsi. Detto in altre parole, la prevenzione primaria ci consente di aumentare gli anni di “vita in salute” e di evitare cure croniche impegnative e spesso costose sia per chi le deve ricevere che per il Sistema Sanitario Nazionale.

Facile a dirsi, ma non a farsi. In effetti, chiunque abbia cercato di smettere di fumare sa bene quanto possa essere difficile abbandonare tale abitudine indubbiamente dannosa. Forse è anche per questo che, nonostante numerose chiare evidenze, l’attitudine delle persone è ancora incentrata sulla cura piuttosto che sulla prevenzione e che, secondo i dati della UE, solo una percentuale minima delle spese sanitarie è destinata alla prevenzione.

Per capire se è possibile migliorare la prevenzione cardiovascolare con uno strumento digitale, cioè una APP, che “prenda per mano” le persone, accompagnandole nel loro percorso di prevenzione, la Rete Cardiologica, con un importante finanziamento del Ministero della Salute, ha lanciato un ambizioso progetto: “CV-PREVITAL, Strategie di prevenzione primaria cardiovascolare nella popolazione italiana”, al quale partecipano 14 Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico della Rete stessa, circa 200 medici di Medicina generale, 200 farmacie associate alle articolazioni territoriali di Federfarma Lombardia, e che coinvolgerà ben 80.000 persone.

 

 


→ Scopri il CV-PREVITAL


Redazione contenuti: Next Health